Punto di partenza per il nostro itinerario valbormidese può
essere la Bocchetta di Cadibona, dove è tradizionalmente ubicato
il limite tra Alpi e Appennini.
Passando sotto il Forte Teggia, di epoca
napoleonica, entriamo in Altare, cittadina
nota specialmente per l'antica tradizione vetraria. E' difficile resistere
alla tentazione di acquistare nei vari laboratori artigianali - veri
e propri atelier - un raffinato ed esclusivo oggetto in vetro soffiato
o di poter ammirare la produzione liberty nel Museo del vetro.
Scopriamo però che Altare non è solo vetro. E' punto di
partenza per itinerari d'interesse storico-naturalistico, per esempio
verso i Forti del monte Burot e monte Baraccone o verso la Riserva Naturalistica
dell'Adelasia.
Presenta un bel centro storico medioevale e splendide
ville liberty, tra cui spicca Villa Rosa, in corso di restauro per divenire
la futura sede del Museo del Vetro. Altare è un fervore di manifestazioni
culturali, come il teatro estivo all'aperto sulla piazza della nuova
parrocchiale, concerti e mostre nell'ambito della festa patronale tra
luglio e agosto, iniziative sportive come ad esempio l'originale gara
notturna in mountain bike che si svolge due volte l'anno.
Quando ormai
stiamo uscendo dal paese, passiamo accanto alla Chiesa della S.S. Annunziata,
l'edificio più antico con un bel campanile romanico di tardo
'300, mentre la cappella del cimitero, più avanti, presenta interessanti
affreschi.
Dopo aver rivolto lo sguardo al pericolante Ponte della Volta, antico
punto di transito, procediamo quindi alla volta di Carcare,
da tempo meta preferita per chi desidera trasferirsi nell'entroterra.
Su un poggio sopra l'autostrada si scorge una bella chiesa immersa nel
verde: è San Giovanni del monte, in località Bugile, dove
sorgeva l'antico nucleo del paese e dove a fine agosto si svolge la
secolare fiera del bestiame.
Nella principale piazza del paese si trova
la chiesa parrocchiale e l'edificio del Comune, ma pochi sanno che i
portici della vicina via Castellani, nel centro storico, celano affreschi
del '400. Seduti all'ombra di una gelateria, lo sguardo va al bel ponte
che attraversa la Bormida, le cui rive e campagne circostanti, negli
anni 1860-1880 furono soggetto prediletto dai pittori genovesi passati
alla storia come "La Scuola Grigia", per le modalità
smorzate che essi impiegavano.
Attraverso il fiume, arriviamo di fronte
al Collegio Calasanzio (si narra che qui soggiornò Mameli che
scrisse l'Inno d'Italia), ex Collegio delle Scuole Pie, del 1621, che
si distinse sul piano culturale per le innovative, se non rivoluzionarie,
concezioni pedagogiche e didattiche.
Oggi ospita il Liceo Classico e
Scientifico, nonché le iniziative culturali dell'Uitrè
e del Centro Culturale, mentre è tutora ufficiata dai Padri Scolopi
la chiesetta del Collegio.
Un tempo vi aveva sede anche il Museo Ighiniano di storia naturale,
con i reperti di Padre Ighina, poi trasferito nel collegio Calasanzio
di Cornigliano. Carcare è stata un tempo località di villeggiatura
per antiche famiglie genovesi, di cui restano alcune splendide ville
tra cui Villa Fiumi e, poco distante, Villa Barrili che conserva ancora
il carteggio e il fondo librario dello scrittore ligure A.G. Barrili
che l'aveva costruita.
Oggi è sede della biblioteca civica che, nell'ambito del nutrito
programma del giugno Carcarese ospita tra l'altro un'interessante mostra
di fumetti, ogni anno caratterizzata da un diverso personaggio.
In uscita da Carcare, dopo aver fatto qualche acquisto nel nuovo centro
commerciale, non possiamo non ammirare il magnifico Castello di Quassolo
(già all'interno del comune di Cosseria), della famiglia Musso-Piantelli,
con l'esteso parco annesso.
La strada per Cosseria
sale, perché questo paese, completamente frazionato, è
sistuato in una splendida e panoramica zona collinare. Qui nel 1776
si svolse la battaglia di Cosseria e nello scontro tra gli austro-piemontesi
e l'esercitop di Napoleone perì Filippo Del Carretto, dopo aver
organizzato una valida difesa.
Nel 1996, nell'ambito delbicentenario
Napoleonico, si sono svolti un convegno e la rievocazione della battaglia,
di cui furono teatro le rovine del castello, di probabile origine romana,
riedificato dai Del Carretto e distrutto nel XVI secolo.
Passeggiando
tra le frazioni scopriamo interessanti particolari. Come ad esempio
sulla chiesa parrocchiale, il rosone romanico divenuto monumento nazionale
e un'iscrizione in arenaria della metà del '400, la quattrocentesca
cappella di Casa dei Cuori, l'Oratorio della Confraternita dei Disciplinati
(1610), che dà vita con il porticato ad una piazzetta aperta
e articolata e ha un piccolo campanile dalla insolita pianta triangolare.
Scopriamo che qui si trova un allevamento di daini, forse il più
grande del nord Italia, che c'è un ottimo ristorante e che per
chi capita a luglio e agosto Cosseria offre la festa campagnola e la
festa patronale.
Arrivati su Montecala inizia la discesa verso Millesimo.
In direzione di Murialdo si può raggiungere il Santuario del
Deserto, luogo religioso meta di pellegrinaggio fin dall'inizio del
'700. Da qui, anche per smaltire il pranzo consumato nel vicino ristorante,
si può compiere un'escursione nell'area protetta della Valle
dei Tre Re (luogo nel quale il fenomeno carsico ha originato due grotte),
che compone con l'area del Bric Tana, a due passi da Millesimo, il Parco
regionale del Bric Tana e Valle dei Tre Re. Sul Bric Tana è stato
scoperto l'unico insediamento dell'Età del Bronzo conosciuto
in Liguria.
Il Parco è ricco di testimonianze preistoriche (menhir,
incisioni, reperti) e di fenomeni carsici (doline, inghiottitoi, guglie
dolomitiche e una grotta, la Tana d'ra Vurp, circa 200 metri di sviluppo),
inseriti in un ambiente che racchiude i principali tipi di vegetazione
delle colline valbormidesi e una varia e splendida fioritura di orchidee.
Il Centro Visita del Parco ha sede nei locali di Villa Scarzella, che
ospita tra l'altro il Museo di cartografie e stampe napoleoniche della
Liguria, aperto nel periodo estivo.
Sopra la villa, domina Millesimo
il Castello dei Del Carretto (XIII secolo), di cui restano due torri
collegate da resti di cortine murarie.
Con i Castelli di Cosseria, Cengio
e Roccavignale formava un quadrilatero di difesa alle vie d'accesso
dal Piemonte al Delfinato.
Immergiamoci ora nel borgo medioevale di
Millesimo percorrendo via Roma, che nel medioevo era la principale arteria
di transito, per scoprire case con fregi, decorazioni e stemmi, una
casa a due archi gotici e poi la casa della Fondazione, sotto il cui
portico nel 1206 Enrico II Del Carretto avrebbe firmato l'atto di rifondazione
del paese, ovvero la nascita del borgo racchiuso in una cinta muraria
con quattordici torri di cui restano tracce inglobate in alcune case.
Ecco apparire a sinistra il simbolo di Millesimo: il Ponte della Gaietta
(XII secolo).
E' uno dei pochi esempi di ponte turrito in Italia, difatti
presenta una torre fortificata con arco a tutto sesto a costituire una
delle porte.
A poca distanza i resti di una delle porte di accesso delle
antiche mura e la cappella di San Rocco (1855) a pianta ottagonale esternamente
e circolare internamente.
Via Pontevecchio ci porta in piazza Italia che ha mantenuto la sua fisionomia
originaria conferita dai portici tardo-medioevali e dalla forma allungata
e costituisce il punto di ritrovo e di passeggio del paese. La seconda
domenica di luglio vi si svolge il mercatino delle pulci e da alcuni
anni, a settembre, la Fiera Nazionale del tartufo, essendo in tutta
la zona molto intensa la raccolta dei tartufi bianchi e neri.
Si intravede
il campanile della Parrocchiale di Sant'Antonio Abate e della Visitazione
(1467), con all'interno la statua lignea rappresentante la Madonna del
Carmine, portata in processione ogni anno per il paese durante la festa
patronale.
In una delle tante pasticcerie della piazza si possono acquistare
i Millesini, prelibati cioccolatini ripieni, per poi dirigersi verso
il Palazzo del Carretto, oggi Palazzo comunale.
Al primo piano, accanto
all'ingresso della biblioteca, è posta l'unica testimonianza
dell'epoca romana a Millesimo: una piccola ara votiva proveniente dalla
pieve di Santa Maria extra-muros, databile tra il I e il II secolo d.C.,
probabilmente in un ex-voto fatto erigere da un soldato tornato dalla
campagna militare.
Le sale comunali sono ricche di ricordi di epoca
napoleonica tra cui l'altare davanti al quale celebrò la messa
papa Pio VII, di passaggio come prigioniero di Napoleone.
L'archivio
storico ci rivela che Millesimo vanta i più antichi statuti comunali
di tutta la Val Bormida.
Usciamo infine dal borgo per entrare nella
Millesimo moderna con i palazzi, la piscina, le fabbriche (tra cui una
ditta produttrice di spartineve).
Percorrendo la statale verso Cengio
non si può tralasciare di visitare, sulla sinistra, la bella
pieve romanica di Santa Maria extra-muros, dove avrebbe avuto sede il
primitivo vicus romano e che reca all'interno pregevoli affreschi del
'500 raffiguranti santi e profeti.
Poco più avanti il monastero
di Santo Stefano (1200), di proprietà privata. Si trattava di
un monastero cistercense femminile trasformato, dopo la chiusura in
epoca napoleonica, in residenza nobiliare e rimaneggiato in stile neogotico
nei primissimi anni del '900, ma che conserva l'impianto generale col
bel chiostro nel centro e la chiesa con affresco dei primi del '300,
quindi il più antico della zona.
Ci dirigiamo ora verso Cengio. Il nome deriva
da "Gingium" o "Ginglum", ovvero località
chiusa tra bricchi o cengie, come sono le terrazze rocciose che la circondano
in vari punti.
Altro non sono che letti di sabbia solidificata lasciati
dall'invasione di un antico mare oligocenico che poggiano su marne modellate
a calanchi, depositatesi queste in ambiente pelagico, ovvero di mare
profondo. E proprio su una di queste cengie si scorgono i ruderi del
Castello Del Carretto, imponente opera medioevale dominante le valli
di Cengio e Millesimo, abbattuta dagli spagnoli nel 1648. Curiose le
sottostanti casematte, con le pareti disseminate di feritoie, ricavate
dagli anfratti di roccia.
Nei pressi è l'antico borgo di Cengio
Alto, caratterizzato da una piazza circolare a cui giungevano radialmente
le varie mulattiere e con l'antica parrocchiale (1600), dedicata alla
Natività di Maria Vergine (festa dell'8 settembre).
Nel centro
storico del capoluogo merita attenzione la cappella di Santa Caterina
(1700).
Bella anche la chiesa parrocchiale di San Barnaba, a Cengio
Stazione, dove a dicembre si svolge la Fiera con processione e distribuzione
di torre e polenta, mentre a Cengio Bormida la Fiera di Santa Caterina
a maggio. E poi Cengio è ancora in festa tra maggio e giugno.
Per chi ama camminare nel verde, ben presto sarà realizzato un
itinerario naturalistico attrezzato, lungo la valletta del rio Parasacco.
In frazione Rocchetta sono da vedere i resti della torre "Saracena"
(XIII secolo), che doveva costituire l'ingresso al castello, oggi scomparso,
e la parrocchiale di San Nicolò, con un pregevole organo.
Da Rocchetta di Cengio una bella strada di langa ci porta a Cairo Montenotte, principale centro della Val Bormida.
Dopo la Cairo nuova
eccoci nel centro storico, dominato dalle rovine quasi spettrali del
Castello Del Carretto, sulla vicina collina. Esso rimane vittima, nel
1625, delle lotte tra Genova e il Duca di Savoia e conserva nella struttura
alcune monfore e bifore.
Delle fortificazioni del sottostante borgo
restano tracce in parti della cinta muraria e nella Porta Soprana, che
ci invita a percorrere via Roma, luogo di ritrovo e passeggio.
Dopo
aver degustato un buon caffè e assaggiato gli squisiti amaretti
alla frutta della ditta cairese Sossella, veniamo catturati dalle traverse,
che ci offrono scorci interessanti, come la Torre del Carcere, i palazzi
Marchionale e Scarampi, con la Biblioteca, o via della Valle, con antica
casa con loggia e a fianco l'abitazione in cui nacque G.C. Abba, storico
e garibaldino.
Tutto il centro storico si carica di fascino durante
la manifestazione di Cairo medioevale, in agosto, con chiromanti, danze
e antichi giochi.
Piazza della Vittoria ospita il mercato e le fiere,
come quella del cappone. In direzione di Dego osserviamo la Villa de
Mari con parco urbano da ristrutturare, mentre la località Tecchio
ospita annualmente la rassegna espositiva Expo delle Bormide.
La località
Ville racchiude un convento francescano di rara bellezza e nei pressi
c'è il centro agrituristico della Cascina del Vaj.
Prima di arrivare a Dego deviamo per la frazione
Rocchetta, un tempo fiorente comune, per ammirare dapprima l'anfiteatro
di calanchi con la sottostante piena del fiume Bormida, il ponte degli
Alemanni, ottimamente conservato e l'Oasi avifaunistivìca, di
recente istituzione e poi percorre il borgo, vivacizzato da murales
di sette pittori cairesi (1990-92).
Arriviamo a Dego, dove l'abitato
si è sviluppato su due zone: la Dego alta, arroccata sul rilievo,
con i resti del castello trecentesco, la chiesa dell'Annunziata e Dego
Villa, ai piedi del colle, con la parrocchiale di Sant'Ambrogio e la
chiesa di San Rocco.
Nel municipio una curiosità: la portantina
di papa Pio VII, lasciata nel suoviaggio di ritorno a Roma al suo passaggio
a Dego (1814), dopo la prigionia di Napoleone. A tal proposito va ricordato
che alcune zone di campagna sono state teatro, a fine '700, di battaglie
napoleoniche, dove morirono ben 400 civili.
Per i golosi c'è
la sagra della bugìa, il 25 aprile, o l'ottimo panettone della
pasticceria Cenci, sotto i portici. Per gli amanti della natura e dell'escursionismo,
il località Costalupara c'è un centro ippico attrezzato
e la possibilità di compiere interessanti itinerari. Per esempio
verso le sorgenti del torrente Valla, dove pare ci fosse la lontra fino
a qualche anno fa, seguendo la strada che porta alla frazione Girini
e Porri verso la ferriera di Montenotte; e qui le faggete della boscosissima
Collina di Dego e nei boschi tanti funghi.
Seguendo il segnavia BN ci
si inserisce nell'itinerario Bormida Natura, che collega le varie aree
protette valbormidesi e l'Alta via. Altrimenti con pochi minuti d'auto
si può raggiungere l'area protetta delle Langhe di Piana dove
ormai stanchi possiamo rilassarci.
Non c'è il mare della riviera,
ma una distesa di morbidi e sinuosi calanchi a ricordo di un mare ben
più antico e nella suggestiva quiete del luogo parlano solo le
emozioni che ci ha regalato questo lungo itinerario valbormidese con
i suoi elementi ricorrenti: i vecchi manieri, i calanchi, Napoleone,
i boschi, i funghi, i tartufi
Non esiste solo una Val Bormida di grandi centri, ma delle piccole
realtà che meritano di essere scoperte con attenzione e curiosità.
In un ideale itinerario partiamo da Piana
Crixia. A Piana accanto ai resti del castello (X secolo) sorge un
castello integro che è stato costruito nel secolo scorso imitando
architetture antiche.
La parrocchiale dei Santi Martiri (Eugenio, Vittore
e Corona) che era già presente nel 991, ma nella forma attribuibile
al 1733, si trova nel nucleo storico del borgo che sorge sulla sponda
sinistra della Bormida, a monte del famoso "Fungo", risultato
di un tipo di erosione particolare per la quale un grande masso ofiolitico
ha protetto dalle acque di dilavamento una porzione di roccia conglomeratica
oligocenica dando vita ad una forma del tutto eccezionale per l'ambiente
ligure, l'unica reperibile in tutto l'areale ligure-piemontese.
La piccola
porzione di territorio dove è sito il Fungo, unitamente all'altra
area dove sono presenti diverse forme di erosione, principalmente calanchi
ma anche meandri incassati e paleofrane, da origine al Parco Regionale
delle Langhe di Piana Crixia, istituito proprio per salvaguardare queste
peculiarità geologiche, oltre a quelle vegetazionali.
Ritornando agli edifici molto interessante è l'oratorio dell'Annunziata
(XVIII secolo) e degna di una visita è la Cappella di San Giacomo
(1664). Nella frazione Lodisio c'è una piccola perla da ammirare:
la parrocchiale di San Colombano, di origine medioevale.
Sulla statale
che ci riporta a Dego è visibile la primitiva pieve di Dego,
quella della Natività della Madonna (X-XI secolo ritoccata in
epoche successive) che conserva l'abside romanica originale. Interessante
è fare una deviazione per le frazioni di Dego. Nella frazione
Giulia si possono ammirare la parrocchiale di San Marco (XV secolo)
e il vicino oratorio di San Giovanni (XV secolo) oltre al Palazzo-fortezza
Del Carretto con torre di guardia (1500).
Nella frazione Brovida la
parrocchiale di San Massimo (XIII secolo) interamente in pietra, l'oratorio
di San Maurizio (XVI-XVII secolo) e i resti del castello e della torre.
Con un trasferimento veloce arriviamo a
Roccavignale che possiede uno dei castelli meglio conservati dell'intera
valle (XIII secolo).
Poco distante sorge l'antica parrocchiale di Sant'Eugenio
(1660). Ai piedi del castello c'è un vecchio mulino ad acqua
ancora perfettamente funzionante.
Nella frazione Strada, dove nei tre
giorni precedenti il Natale si svolge un grandioso presepe vivente,
ci sono le Cappelle di San Martino (1300, rifatta nel 1600) a croce
greca, e quella di Nostra signora degli Angeli (1600). A Camponuovo
c'è la cappella di San Rocco, a Pianissolo quella di Sant'Elena
(1600) e aValzemola quella di Sant'Antonio (1500). Una nota curiosa
è rappresentata dal Grupo degli "Zoturei" che fanno
rivivere l'antico gioco della trottola.
Da Roccavignale passando per Millesimo si giunge a Murialdo,
il paese delle chiese. Ben 20 sono gli edifici religiosi che si trovano
nel murialdese.
Il più importante è sicuramente la parrocchiale
di San Lorenzo, di origine trecentesca ma ricostruita nel 1445, che
è il simbolo di Murialdo, di stile gotico-romanico con interni
barocchi poiché rifatti nel XVII secolo e un campanile a base
quadrata ornato da tre ordini di bifore. Nella sacrestia sono visibili
affreschi del 1400. In rapido elenco sono da ricordare le chiese: San
Giovanni della Langa (1033), San Pietro (1400), San Filippo e Giacomo
(1500), San Rocco (1500), Madonna di Loreto (1500), Madonna dell'Annunziata
(1500), San Gervasio e Protasio (1500), Madonna della Neve (1600), Sant'Antonio
Abate (molto antica, sicuramente antecedente al 1500), San Bernardo,
San Sebastiano (1400), San Giacomo (1605), San Bartolomeo (1618), Sant'Antonio
da Padova (1650), San Tommaso (1660), Santa Maria degli Angeli (1600).
Nei pressi di San Lorenzo sorge l'oratorio di Sant'Agostino, sicuramente
anteriore al 1573. Interessanti sono i resti del castello (X-XI secolo)
che fanno parte dell'area storico-naturalistica "Murus Altus",
a poca distanza dai quali sorge la chiesa di Santa Maria Maddalena,
antica parrocchiale, di origine medioevale ma ricostruita intorno alla
metà del 1500. Da visitare sono l'area Wilderness "Monte
Camulera" e il Centro d'arte e cultura "Romeo Drago",
ospitato in una bellissima casa cinquecentesca.
Tra le tante feste da
ricordare la Sagra della fragola e dello Sciacarot (giugno) e quella
della Castagna (ottobre).
Proseguendo il tragitto si arriva a Calizzano,
situato a poca distanza dalle splendide faggete del Melogno. Ambiente
a parte, che comunque rappresenta la maggiore attrattiva del paese,
ci sono molte cose da vedere.
La parrocchiale di San Lorenzo (XVI secolo)
con affreschi ottocenteschi, sovrastata dai ruderi del castello (X secolo),
la chiesa di Nostra Signora del Rosario (XVI secolo) e l'oratorio di
San Giovanni Battista (1500). Sulle alture del borgo, in direzione della
frazione Frassino, sorge il santuario della Madonna delle Grazie (XIV
secolo) che custodisce numerosi affreschi.
Nella frazione Vetria troviamo
la chiesa di San Pietro e Paolo (di origine duecentesca ma ricostruita
nel XVII secolo) e la confraternita di San Giovanni Battista e San Giovanni
Apostolo (1600).
Nella frazione Barbassiria da vedere la chiesa della
Madonna della Neve (1600). In estate si svolge il palio dei rioni e
in inverno si può praticare lo sci da fondo e la vigilia di Natale
assistere al presepe vivente.
La vicina Bardineto, pur trovandosi a
un passo dalla riviera, presenta una suggestiva cornice di boschi e
prati che si arrampicano lungo le falde di monti con vette superiori
ai 1000 metri: il Bric dell'Agnellino, la Rocca barbena e il Monte Carmo
(1389 metri). Bardineto è il paese delle grotte e dei funghi.
Le prime sono quasi un centinaio, alcune delle quali anche nel territorio
di Calizzano risultato di un evidente fenomeno carsico. Alcune sono
tra le più belle e profonde della Liguria. In onore del fungo
la terza domenica di settembre, ha luogo la festa nazionale del fungo
d'oro.
Anche dal punto di vista artistico Bardineto presenta qualcosa
di interessante. La parrocchiale di San Giovanni Battista (1720), bell'esempio
di architettura barocco-piemontese, con a fianco l'oratorio dell'Assunta,
cinquecentesco ma risalente al 1650 nel suo attuale aspetto.
Molto antica
(IX secolo) è la cappella di San Nicolò con affreschi
del 1400.
A sud-est di San Nicolò ci sono i ruderi di un castellaro.
Molto interessanti sono l'antico borgo e i ruderi del castello a pianta
esadecagonale, unica nel suo genere, oltre al palazzo Marchionale.
Ritornando verso Millesimo, al bivio di Caragna, si procede dritti
per arrivare a Massimino, il più
piccolo centro della valle.
Sul colle di San Giuseppe si trovano i resti
dell'antico borgo e del castello (XII secolo) accanto al quale sorge
la cappella dedicata al santo (1400). Nella borgata principale (San
Vincenzo) dell'attuale centro ci sono la parrocchia di San Donato (1813)
e la Confraternita di San Vincenzo Ferreri (1640). Nella frazione San
Pietro vi è l'antichissima chiesa di Sant'Antonio Abate, ristrutturata
nel 1773. In agosto a Massimino si svolgono le feste di San Donato e
dell'Ospitalità.
Ripresa la strada per Millesimo, all'altezza della frazione Borda si
svolta a destra per Osiglia: ci accoglie
il lago artificiale, formato dallo sbarramento sul torrente Osiglietta,
su cui vengono disputate le gare di canoa, canottaggio, windsurf, che
cela i resti dell'antico abitato visibili solo ogni dieci anni in occasione
dello svuotamento per la pulizia della diga.
La parrocchiale del Santissimo
Nome di Maria (1325, completamente rifatta tra il 1500 e il 1600), a
croce greca con grande cupola, domina dall'alto. A poca distanza sorge
la confraternita di San Francesco (1600) trasformata in teatro. Nei
pressi si ammirano anche il ponte romano ad arco, con pilone votivo,
e la chiesa di Sant'Antonio da Padova (XVIII secolo).
Del XII-XIII secolo
sono i resti del castello e seicentesche le cappelle di San Carlo (1650)
e della Madonna della Neve (1690); del 1573 è quella di San Rocco.
Nei mesi estivi si susseguono i festeggiamenti.
Ritornando verso Millesimo al bivio si svolta verso Cosseria e giunti
all'altezza dell'autostrada si svolta a destra per arrivare a Plodio.
Subito si incontra la parrocchiale di Sant'Andrea, di origine trecentesca,
ampliata e modificata nel XVIII e XIX secolo fino all'attuale forma.
L'Oratorio degli Angeli custodi è invece del
1731. Poco a monte della località Colla si incontra la cappella
di Sant'Anna e Lucia, cinquecentesca ma ampliata e modificata nel 1642,
1878 e 1948, nelle cui vicinanze sono state ritrovate molte incisioni
rupestri.
L'ultima settimana di luglio si svolge la Festa dell'agricoltura.
Percorrendo la via verso Carcare, tenendo la destra, in poco tempo
si arriva a Pallare, il cui nome trae origine
da un misterioso albero la Palera, probabilmente un tipo di quercia.
Poco prima del ponticello, sulla strada che porta a Bormida, sorge la
parrocchiale di San Marco, cinquecentesca ma ricostruita nelle forme
attuali tra il 1809 e il 1816. Rimarchevoli sono la cappella di San
Rocco (fine '500) e quella della Mater Misericordia (1800).
Molto interessante
è la frazione Biestro, di antica origine, dove sorgono la parrocchiale
di Santa Margherita (1530, ampliata nel 1660) che conserva ricchi stucchi
e dipinti degli Evangelisti, l'Oratorio della Santissima Annunziata
(1460) con affreschi e quadri e la cappella di San Rocco del 1500.
In
località Castiglia sorge la piccola cappella Tomaloni (1650)
e il località Bricco c'è una curiosa serie di cinque grossi
massi, di varie forme geometriche, detti "Pietre di Napoleone",
di cui si ignora la funzione. In contrada Costabella sorge l'antica
chiesa di San Pietro e Paolo (1573).
Proseguendo per la strada si giunge a Bormida,
piccolo comune adagiato su una valle boscosa protetta dai monti Melogno,
Settepani, Ronco di Maglio e Fontanelle.
La maggiore attrazione di Bormida
è la parrocchiale di San Giorgio, a pianta poligonale (XVIII
secolo), il cui campanile di aspetto barocco poggia su una base in pietra
del 1400.
Degno di attenzione è l'oratorio di Santa Maria Maddalena
(fine '500), oggi sede della biblioteca. In località Pian Sottano
si può ammirare la chiesetta del Carmine.
A Bormida è molto in voga il gioco del pallone elastico.
Da Bormida non è lungo il trasferimento per
Mallare è detto il paese del legno e lo è in tutti
i sensi.
Il suo territorio è fitto di boschi, soprattutto di faggi e di
castagni. Non è un caso che l'emblema dello stemma comunale sia
un albero.
Il legno è da sempre lavorato dall'uomo: ieri artigianalmente,
oggi industrialmente. Ma anche oggi vi sono artigiani che costruiscono
ceste recipienti, ecc. e artisti che dal legno fanno nascere sculture.
Mallare è ricco di vestigia del passato. La più ammirata
è il Santuario dell'eremita; composto da tre parti: la più
antica, attuale ingresso, era un tempietto pagano del I secolo D.C.;
nel XVII secolo venne costruito un avancorpo rettangolare e nel 1697
il campanile; nel 1876 fu costruita la grande rotonda di forme neoclassiche
con cupola sostenuta da otto colonne corinzie.
Da qui, passeggiando verso San Giacomo, si arriva nella bellissima faggeta
di Benevento dove si può vedere un faggio secolare di circa 8
metri di circonferenza.
Da vedere sono anche la seicentesca parrocchiale di San Nicolò,
con soffitto a cassettoni tardo rinascimentali e la vicina confraternita
(1400) ad una sola navata con volta a vele, in cui c'è un pregevole
coro ligneo e in cui ogni anno, all'inizio di settembre, si tiene la
Rassegna di Pubblicazioni valbormidesi che è abbinata alla sagra
del Tourcet e dei Fazzini e al mercatino dell'antiquariato.
Pregevole anche la Casa del Conte (1400) che fu abitazione dei marchesi
Del Carretto. In località Fornelli sorge l'Abbazia di Maria Vergine
e San Lazzaro (1179) che comprende una piccola chiesa rimaneggiata nel
XIII-XIV secolo.