Punto di partenza per il nostro itinerario valbormidese può essere la Bocchetta di Cadibona, dove è tradizionalmente ubicato il limite tra Alpi e Appennini.
Passando sotto il Forte Teggia, di epoca napoleonica, entriamo in Altare, cittadina nota specialmente per l'antica tradizione vetraria. E' difficile resistere alla tentazione di acquistare nei vari laboratori artigianali - veri e propri atelier - un raffinato ed esclusivo oggetto in vetro soffiato o di poter ammirare la produzione liberty nel Museo del vetro.
Scopriamo però che Altare non è solo vetro. E' punto di partenza per itinerari d'interesse storico-naturalistico, per esempio verso i Forti del monte Burot e monte Baraccone o verso la Riserva Naturalistica dell'Adelasia.
Presenta un bel centro storico medioevale e splendide ville liberty, tra cui spicca Villa Rosa, in corso di restauro per divenire la futura sede del Museo del Vetro. Altare è un fervore di manifestazioni culturali, come il teatro estivo all'aperto sulla piazza della nuova parrocchiale, concerti e mostre nell'ambito della festa patronale tra luglio e agosto, iniziative sportive come ad esempio l'originale gara notturna in mountain bike che si svolge due volte l'anno.
Quando ormai stiamo uscendo dal paese, passiamo accanto alla Chiesa della S.S. Annunziata, l'edificio più antico con un bel campanile romanico di tardo '300, mentre la cappella del cimitero, più avanti, presenta interessanti affreschi.

Dopo aver rivolto lo sguardo al pericolante Ponte della Volta, antico punto di transito, procediamo quindi alla volta di Carcare, da tempo meta preferita per chi desidera trasferirsi nell'entroterra.
Su un poggio sopra l'autostrada si scorge una bella chiesa immersa nel verde: è San Giovanni del monte, in località Bugile, dove sorgeva l'antico nucleo del paese e dove a fine agosto si svolge la secolare fiera del bestiame.
Nella principale piazza del paese si trova la chiesa parrocchiale e l'edificio del Comune, ma pochi sanno che i portici della vicina via Castellani, nel centro storico, celano affreschi del '400. Seduti all'ombra di una gelateria, lo sguardo va al bel ponte che attraversa la Bormida, le cui rive e campagne circostanti, negli anni 1860-1880 furono soggetto prediletto dai pittori genovesi passati alla storia come "La Scuola Grigia", per le modalità smorzate che essi impiegavano.
Attraverso il fiume, arriviamo di fronte al Collegio Calasanzio (si narra che qui soggiornò Mameli che scrisse l'Inno d'Italia), ex Collegio delle Scuole Pie, del 1621, che si distinse sul piano culturale per le innovative, se non rivoluzionarie, concezioni pedagogiche e didattiche.
Oggi ospita il Liceo Classico e Scientifico, nonché le iniziative culturali dell'Uitrè e del Centro Culturale, mentre è tutora ufficiata dai Padri Scolopi la chiesetta del Collegio.
Un tempo vi aveva sede anche il Museo Ighiniano di storia naturale, con i reperti di Padre Ighina, poi trasferito nel collegio Calasanzio di Cornigliano. Carcare è stata un tempo località di villeggiatura per antiche famiglie genovesi, di cui restano alcune splendide ville tra cui Villa Fiumi e, poco distante, Villa Barrili che conserva ancora il carteggio e il fondo librario dello scrittore ligure A.G. Barrili che l'aveva costruita.
Oggi è sede della biblioteca civica che, nell'ambito del nutrito programma del giugno Carcarese ospita tra l'altro un'interessante mostra di fumetti, ogni anno caratterizzata da un diverso personaggio.

In uscita da Carcare, dopo aver fatto qualche acquisto nel nuovo centro commerciale, non possiamo non ammirare il magnifico Castello di Quassolo (già all'interno del comune di Cosseria), della famiglia Musso-Piantelli, con l'esteso parco annesso.
La strada per Cosseria sale, perché questo paese, completamente frazionato, è sistuato in una splendida e panoramica zona collinare. Qui nel 1776 si svolse la battaglia di Cosseria e nello scontro tra gli austro-piemontesi e l'esercitop di Napoleone perì Filippo Del Carretto, dopo aver organizzato una valida difesa.
Nel 1996, nell'ambito delbicentenario Napoleonico, si sono svolti un convegno e la rievocazione della battaglia, di cui furono teatro le rovine del castello, di probabile origine romana, riedificato dai Del Carretto e distrutto nel XVI secolo.
Passeggiando tra le frazioni scopriamo interessanti particolari. Come ad esempio sulla chiesa parrocchiale, il rosone romanico divenuto monumento nazionale e un'iscrizione in arenaria della metà del '400, la quattrocentesca cappella di Casa dei Cuori, l'Oratorio della Confraternita dei Disciplinati (1610), che dà vita con il porticato ad una piazzetta aperta e articolata e ha un piccolo campanile dalla insolita pianta triangolare.
Scopriamo che qui si trova un allevamento di daini, forse il più grande del nord Italia, che c'è un ottimo ristorante e che per chi capita a luglio e agosto Cosseria offre la festa campagnola e la festa patronale.

Arrivati su Montecala inizia la discesa verso Millesimo. In direzione di Murialdo si può raggiungere il Santuario del Deserto, luogo religioso meta di pellegrinaggio fin dall'inizio del '700. Da qui, anche per smaltire il pranzo consumato nel vicino ristorante, si può compiere un'escursione nell'area protetta della Valle dei Tre Re (luogo nel quale il fenomeno carsico ha originato due grotte), che compone con l'area del Bric Tana, a due passi da Millesimo, il Parco regionale del Bric Tana e Valle dei Tre Re. Sul Bric Tana è stato scoperto l'unico insediamento dell'Età del Bronzo conosciuto in Liguria.
Il Parco è ricco di testimonianze preistoriche (menhir, incisioni, reperti) e di fenomeni carsici (doline, inghiottitoi, guglie dolomitiche e una grotta, la Tana d'ra Vurp, circa 200 metri di sviluppo), inseriti in un ambiente che racchiude i principali tipi di vegetazione delle colline valbormidesi e una varia e splendida fioritura di orchidee.
Il Centro Visita del Parco ha sede nei locali di Villa Scarzella, che ospita tra l'altro il Museo di cartografie e stampe napoleoniche della Liguria, aperto nel periodo estivo.
Sopra la villa, domina Millesimo il Castello dei Del Carretto (XIII secolo), di cui restano due torri collegate da resti di cortine murarie.
Con i Castelli di Cosseria, Cengio e Roccavignale formava un quadrilatero di difesa alle vie d'accesso dal Piemonte al Delfinato.
Immergiamoci ora nel borgo medioevale di Millesimo percorrendo via Roma, che nel medioevo era la principale arteria di transito, per scoprire case con fregi, decorazioni e stemmi, una casa a due archi gotici e poi la casa della Fondazione, sotto il cui portico nel 1206 Enrico II Del Carretto avrebbe firmato l'atto di rifondazione del paese, ovvero la nascita del borgo racchiuso in una cinta muraria con quattordici torri di cui restano tracce inglobate in alcune case.
Ecco apparire a sinistra il simbolo di Millesimo: il Ponte della Gaietta (XII secolo).
E' uno dei pochi esempi di ponte turrito in Italia, difatti presenta una torre fortificata con arco a tutto sesto a costituire una delle porte.
A poca distanza i resti di una delle porte di accesso delle antiche mura e la cappella di San Rocco (1855) a pianta ottagonale esternamente e circolare internamente.
Via Pontevecchio ci porta in piazza Italia che ha mantenuto la sua fisionomia originaria conferita dai portici tardo-medioevali e dalla forma allungata e costituisce il punto di ritrovo e di passeggio del paese. La seconda domenica di luglio vi si svolge il mercatino delle pulci e da alcuni anni, a settembre, la Fiera Nazionale del tartufo, essendo in tutta la zona molto intensa la raccolta dei tartufi bianchi e neri.
Si intravede il campanile della Parrocchiale di Sant'Antonio Abate e della Visitazione (1467), con all'interno la statua lignea rappresentante la Madonna del Carmine, portata in processione ogni anno per il paese durante la festa patronale.
In una delle tante pasticcerie della piazza si possono acquistare i Millesini, prelibati cioccolatini ripieni, per poi dirigersi verso il Palazzo del Carretto, oggi Palazzo comunale.
Al primo piano, accanto all'ingresso della biblioteca, è posta l'unica testimonianza dell'epoca romana a Millesimo: una piccola ara votiva proveniente dalla pieve di Santa Maria extra-muros, databile tra il I e il II secolo d.C., probabilmente in un ex-voto fatto erigere da un soldato tornato dalla campagna militare.
Le sale comunali sono ricche di ricordi di epoca napoleonica tra cui l'altare davanti al quale celebrò la messa papa Pio VII, di passaggio come prigioniero di Napoleone.
L'archivio storico ci rivela che Millesimo vanta i più antichi statuti comunali di tutta la Val Bormida.
Usciamo infine dal borgo per entrare nella Millesimo moderna con i palazzi, la piscina, le fabbriche (tra cui una ditta produttrice di spartineve).
Percorrendo la statale verso Cengio non si può tralasciare di visitare, sulla sinistra, la bella pieve romanica di Santa Maria extra-muros, dove avrebbe avuto sede il primitivo vicus romano e che reca all'interno pregevoli affreschi del '500 raffiguranti santi e profeti.
Poco più avanti il monastero di Santo Stefano (1200), di proprietà privata. Si trattava di un monastero cistercense femminile trasformato, dopo la chiusura in epoca napoleonica, in residenza nobiliare e rimaneggiato in stile neogotico nei primissimi anni del '900, ma che conserva l'impianto generale col bel chiostro nel centro e la chiesa con affresco dei primi del '300, quindi il più antico della zona.

Ci dirigiamo ora verso Cengio. Il nome deriva da "Gingium" o "Ginglum", ovvero località chiusa tra bricchi o cengie, come sono le terrazze rocciose che la circondano in vari punti.
Altro non sono che letti di sabbia solidificata lasciati dall'invasione di un antico mare oligocenico che poggiano su marne modellate a calanchi, depositatesi queste in ambiente pelagico, ovvero di mare profondo. E proprio su una di queste cengie si scorgono i ruderi del Castello Del Carretto, imponente opera medioevale dominante le valli di Cengio e Millesimo, abbattuta dagli spagnoli nel 1648. Curiose le sottostanti casematte, con le pareti disseminate di feritoie, ricavate dagli anfratti di roccia.
Nei pressi è l'antico borgo di Cengio Alto, caratterizzato da una piazza circolare a cui giungevano radialmente le varie mulattiere e con l'antica parrocchiale (1600), dedicata alla Natività di Maria Vergine (festa dell'8 settembre).
Nel centro storico del capoluogo merita attenzione la cappella di Santa Caterina (1700).
Bella anche la chiesa parrocchiale di San Barnaba, a Cengio Stazione, dove a dicembre si svolge la Fiera con processione e distribuzione di torre e polenta, mentre a Cengio Bormida la Fiera di Santa Caterina a maggio. E poi Cengio è ancora in festa tra maggio e giugno. Per chi ama camminare nel verde, ben presto sarà realizzato un itinerario naturalistico attrezzato, lungo la valletta del rio Parasacco.
In frazione Rocchetta sono da vedere i resti della torre "Saracena" (XIII secolo), che doveva costituire l'ingresso al castello, oggi scomparso, e la parrocchiale di San Nicolò, con un pregevole organo.

Da Rocchetta di Cengio una bella strada di langa ci porta a Cairo Montenotte, principale centro della Val Bormida.
Dopo la Cairo nuova eccoci nel centro storico, dominato dalle rovine quasi spettrali del Castello Del Carretto, sulla vicina collina. Esso rimane vittima, nel 1625, delle lotte tra Genova e il Duca di Savoia e conserva nella struttura alcune monfore e bifore.
Delle fortificazioni del sottostante borgo restano tracce in parti della cinta muraria e nella Porta Soprana, che ci invita a percorrere via Roma, luogo di ritrovo e passeggio.
Dopo aver degustato un buon caffè e assaggiato gli squisiti amaretti alla frutta della ditta cairese Sossella, veniamo catturati dalle traverse, che ci offrono scorci interessanti, come la Torre del Carcere, i palazzi Marchionale e Scarampi, con la Biblioteca, o via della Valle, con antica casa con loggia e a fianco l'abitazione in cui nacque G.C. Abba, storico e garibaldino.
Tutto il centro storico si carica di fascino durante la manifestazione di Cairo medioevale, in agosto, con chiromanti, danze e antichi giochi.
Piazza della Vittoria ospita il mercato e le fiere, come quella del cappone. In direzione di Dego osserviamo la Villa de Mari con parco urbano da ristrutturare, mentre la località Tecchio ospita annualmente la rassegna espositiva Expo delle Bormide.
La località Ville racchiude un convento francescano di rara bellezza e nei pressi c'è il centro agrituristico della Cascina del Vaj.

Prima di arrivare a Dego deviamo per la frazione Rocchetta, un tempo fiorente comune, per ammirare dapprima l'anfiteatro di calanchi con la sottostante piena del fiume Bormida, il ponte degli Alemanni, ottimamente conservato e l'Oasi avifaunistivìca, di recente istituzione e poi percorre il borgo, vivacizzato da murales di sette pittori cairesi (1990-92).
Arriviamo a Dego, dove l'abitato si è sviluppato su due zone: la Dego alta, arroccata sul rilievo, con i resti del castello trecentesco, la chiesa dell'Annunziata e Dego Villa, ai piedi del colle, con la parrocchiale di Sant'Ambrogio e la chiesa di San Rocco.
Nel municipio una curiosità: la portantina di papa Pio VII, lasciata nel suoviaggio di ritorno a Roma al suo passaggio a Dego (1814), dopo la prigionia di Napoleone. A tal proposito va ricordato che alcune zone di campagna sono state teatro, a fine '700, di battaglie napoleoniche, dove morirono ben 400 civili.
Per i golosi c'è la sagra della bugìa, il 25 aprile, o l'ottimo panettone della pasticceria Cenci, sotto i portici. Per gli amanti della natura e dell'escursionismo, il località Costalupara c'è un centro ippico attrezzato e la possibilità di compiere interessanti itinerari. Per esempio verso le sorgenti del torrente Valla, dove pare ci fosse la lontra fino a qualche anno fa, seguendo la strada che porta alla frazione Girini e Porri verso la ferriera di Montenotte; e qui le faggete della boscosissima Collina di Dego e nei boschi tanti funghi.
Seguendo il segnavia BN ci si inserisce nell'itinerario Bormida Natura, che collega le varie aree protette valbormidesi e l'Alta via. Altrimenti con pochi minuti d'auto si può raggiungere l'area protetta delle Langhe di Piana dove ormai stanchi possiamo rilassarci.
Non c'è il mare della riviera, ma una distesa di morbidi e sinuosi calanchi a ricordo di un mare ben più antico e nella suggestiva quiete del luogo parlano solo le emozioni che ci ha regalato questo lungo itinerario valbormidese con i suoi elementi ricorrenti: i vecchi manieri, i calanchi, Napoleone, i boschi, i funghi, i tartufi…

Non esiste solo una Val Bormida di grandi centri, ma delle piccole realtà che meritano di essere scoperte con attenzione e curiosità.
In un ideale itinerario partiamo da Piana Crixia. A Piana accanto ai resti del castello (X secolo) sorge un castello integro che è stato costruito nel secolo scorso imitando architetture antiche.
La parrocchiale dei Santi Martiri (Eugenio, Vittore e Corona) che era già presente nel 991, ma nella forma attribuibile al 1733, si trova nel nucleo storico del borgo che sorge sulla sponda sinistra della Bormida, a monte del famoso "Fungo", risultato di un tipo di erosione particolare per la quale un grande masso ofiolitico ha protetto dalle acque di dilavamento una porzione di roccia conglomeratica oligocenica dando vita ad una forma del tutto eccezionale per l'ambiente ligure, l'unica reperibile in tutto l'areale ligure-piemontese.
La piccola porzione di territorio dove è sito il Fungo, unitamente all'altra area dove sono presenti diverse forme di erosione, principalmente calanchi ma anche meandri incassati e paleofrane, da origine al Parco Regionale delle Langhe di Piana Crixia, istituito proprio per salvaguardare queste peculiarità geologiche, oltre a quelle vegetazionali.

Ritornando agli edifici molto interessante è l'oratorio dell'Annunziata (XVIII secolo) e degna di una visita è la Cappella di San Giacomo (1664). Nella frazione Lodisio c'è una piccola perla da ammirare: la parrocchiale di San Colombano, di origine medioevale.
Sulla statale che ci riporta a Dego è visibile la primitiva pieve di Dego, quella della Natività della Madonna (X-XI secolo ritoccata in epoche successive) che conserva l'abside romanica originale. Interessante è fare una deviazione per le frazioni di Dego. Nella frazione Giulia si possono ammirare la parrocchiale di San Marco (XV secolo) e il vicino oratorio di San Giovanni (XV secolo) oltre al Palazzo-fortezza Del Carretto con torre di guardia (1500).
Nella frazione Brovida la parrocchiale di San Massimo (XIII secolo) interamente in pietra, l'oratorio di San Maurizio (XVI-XVII secolo) e i resti del castello e della torre.

Con un trasferimento veloce arriviamo a Roccavignale che possiede uno dei castelli meglio conservati dell'intera valle (XIII secolo).
Poco distante sorge l'antica parrocchiale di Sant'Eugenio (1660). Ai piedi del castello c'è un vecchio mulino ad acqua ancora perfettamente funzionante.
Nella frazione Strada, dove nei tre giorni precedenti il Natale si svolge un grandioso presepe vivente, ci sono le Cappelle di San Martino (1300, rifatta nel 1600) a croce greca, e quella di Nostra signora degli Angeli (1600). A Camponuovo c'è la cappella di San Rocco, a Pianissolo quella di Sant'Elena (1600) e aValzemola quella di Sant'Antonio (1500). Una nota curiosa è rappresentata dal Grupo degli "Zoturei" che fanno rivivere l'antico gioco della trottola.

Da Roccavignale passando per Millesimo si giunge a Murialdo, il paese delle chiese. Ben 20 sono gli edifici religiosi che si trovano nel murialdese.
Il più importante è sicuramente la parrocchiale di San Lorenzo, di origine trecentesca ma ricostruita nel 1445, che è il simbolo di Murialdo, di stile gotico-romanico con interni barocchi poiché rifatti nel XVII secolo e un campanile a base quadrata ornato da tre ordini di bifore. Nella sacrestia sono visibili affreschi del 1400. In rapido elenco sono da ricordare le chiese: San Giovanni della Langa (1033), San Pietro (1400), San Filippo e Giacomo (1500), San Rocco (1500), Madonna di Loreto (1500), Madonna dell'Annunziata (1500), San Gervasio e Protasio (1500), Madonna della Neve (1600), Sant'Antonio Abate (molto antica, sicuramente antecedente al 1500), San Bernardo, San Sebastiano (1400), San Giacomo (1605), San Bartolomeo (1618), Sant'Antonio da Padova (1650), San Tommaso (1660), Santa Maria degli Angeli (1600).
Nei pressi di San Lorenzo sorge l'oratorio di Sant'Agostino, sicuramente anteriore al 1573. Interessanti sono i resti del castello (X-XI secolo) che fanno parte dell'area storico-naturalistica "Murus Altus", a poca distanza dai quali sorge la chiesa di Santa Maria Maddalena, antica parrocchiale, di origine medioevale ma ricostruita intorno alla metà del 1500. Da visitare sono l'area Wilderness "Monte Camulera" e il Centro d'arte e cultura "Romeo Drago", ospitato in una bellissima casa cinquecentesca.
Tra le tante feste da ricordare la Sagra della fragola e dello Sciacarot (giugno) e quella della Castagna (ottobre).

Proseguendo il tragitto si arriva a Calizzano, situato a poca distanza dalle splendide faggete del Melogno. Ambiente a parte, che comunque rappresenta la maggiore attrattiva del paese, ci sono molte cose da vedere.
La parrocchiale di San Lorenzo (XVI secolo) con affreschi ottocenteschi, sovrastata dai ruderi del castello (X secolo), la chiesa di Nostra Signora del Rosario (XVI secolo) e l'oratorio di San Giovanni Battista (1500). Sulle alture del borgo, in direzione della frazione Frassino, sorge il santuario della Madonna delle Grazie (XIV secolo) che custodisce numerosi affreschi.
Nella frazione Vetria troviamo la chiesa di San Pietro e Paolo (di origine duecentesca ma ricostruita nel XVII secolo) e la confraternita di San Giovanni Battista e San Giovanni Apostolo (1600).
Nella frazione Barbassiria da vedere la chiesa della Madonna della Neve (1600). In estate si svolge il palio dei rioni e in inverno si può praticare lo sci da fondo e la vigilia di Natale assistere al presepe vivente.

La vicina Bardineto, pur trovandosi a un passo dalla riviera, presenta una suggestiva cornice di boschi e prati che si arrampicano lungo le falde di monti con vette superiori ai 1000 metri: il Bric dell'Agnellino, la Rocca barbena e il Monte Carmo (1389 metri). Bardineto è il paese delle grotte e dei funghi.
Le prime sono quasi un centinaio, alcune delle quali anche nel territorio di Calizzano risultato di un evidente fenomeno carsico. Alcune sono tra le più belle e profonde della Liguria. In onore del fungo la terza domenica di settembre, ha luogo la festa nazionale del fungo d'oro.
Anche dal punto di vista artistico Bardineto presenta qualcosa di interessante. La parrocchiale di San Giovanni Battista (1720), bell'esempio di architettura barocco-piemontese, con a fianco l'oratorio dell'Assunta, cinquecentesco ma risalente al 1650 nel suo attuale aspetto.
Molto antica (IX secolo) è la cappella di San Nicolò con affreschi del 1400.
A sud-est di San Nicolò ci sono i ruderi di un castellaro. Molto interessanti sono l'antico borgo e i ruderi del castello a pianta esadecagonale, unica nel suo genere, oltre al palazzo Marchionale.

Ritornando verso Millesimo, al bivio di Caragna, si procede dritti per arrivare a Massimino, il più piccolo centro della valle.
Sul colle di San Giuseppe si trovano i resti dell'antico borgo e del castello (XII secolo) accanto al quale sorge la cappella dedicata al santo (1400). Nella borgata principale (San Vincenzo) dell'attuale centro ci sono la parrocchia di San Donato (1813) e la Confraternita di San Vincenzo Ferreri (1640). Nella frazione San Pietro vi è l'antichissima chiesa di Sant'Antonio Abate, ristrutturata nel 1773. In agosto a Massimino si svolgono le feste di San Donato e dell'Ospitalità.

Ripresa la strada per Millesimo, all'altezza della frazione Borda si svolta a destra per Osiglia: ci accoglie il lago artificiale, formato dallo sbarramento sul torrente Osiglietta, su cui vengono disputate le gare di canoa, canottaggio, windsurf, che cela i resti dell'antico abitato visibili solo ogni dieci anni in occasione dello svuotamento per la pulizia della diga.
La parrocchiale del Santissimo Nome di Maria (1325, completamente rifatta tra il 1500 e il 1600), a croce greca con grande cupola, domina dall'alto. A poca distanza sorge la confraternita di San Francesco (1600) trasformata in teatro. Nei pressi si ammirano anche il ponte romano ad arco, con pilone votivo, e la chiesa di Sant'Antonio da Padova (XVIII secolo).
Del XII-XIII secolo sono i resti del castello e seicentesche le cappelle di San Carlo (1650) e della Madonna della Neve (1690); del 1573 è quella di San Rocco. Nei mesi estivi si susseguono i festeggiamenti.

Ritornando verso Millesimo al bivio si svolta verso Cosseria e giunti all'altezza dell'autostrada si svolta a destra per arrivare a Plodio.
Subito si incontra la parrocchiale di Sant'Andrea, di origine trecentesca, ampliata e modificata nel XVIII e XIX secolo fino all'attuale forma.

L'Oratorio degli Angeli custodi è invece del 1731. Poco a monte della località Colla si incontra la cappella di Sant'Anna e Lucia, cinquecentesca ma ampliata e modificata nel 1642, 1878 e 1948, nelle cui vicinanze sono state ritrovate molte incisioni rupestri.
L'ultima settimana di luglio si svolge la Festa dell'agricoltura.

Percorrendo la via verso Carcare, tenendo la destra, in poco tempo si arriva a Pallare, il cui nome trae origine da un misterioso albero la Palera, probabilmente un tipo di quercia. Poco prima del ponticello, sulla strada che porta a Bormida, sorge la parrocchiale di San Marco, cinquecentesca ma ricostruita nelle forme attuali tra il 1809 e il 1816. Rimarchevoli sono la cappella di San Rocco (fine '500) e quella della Mater Misericordia (1800).
Molto interessante è la frazione Biestro, di antica origine, dove sorgono la parrocchiale di Santa Margherita (1530, ampliata nel 1660) che conserva ricchi stucchi e dipinti degli Evangelisti, l'Oratorio della Santissima Annunziata (1460) con affreschi e quadri e la cappella di San Rocco del 1500.
In località Castiglia sorge la piccola cappella Tomaloni (1650) e il località Bricco c'è una curiosa serie di cinque grossi massi, di varie forme geometriche, detti "Pietre di Napoleone", di cui si ignora la funzione. In contrada Costabella sorge l'antica chiesa di San Pietro e Paolo (1573).

Proseguendo per la strada si giunge a Bormida, piccolo comune adagiato su una valle boscosa protetta dai monti Melogno, Settepani, Ronco di Maglio e Fontanelle.
La maggiore attrazione di Bormida è la parrocchiale di San Giorgio, a pianta poligonale (XVIII secolo), il cui campanile di aspetto barocco poggia su una base in pietra del 1400.
Degno di attenzione è l'oratorio di Santa Maria Maddalena (fine '500), oggi sede della biblioteca. In località Pian Sottano si può ammirare la chiesetta del Carmine.
A Bormida è molto in voga il gioco del pallone elastico.

Da Bormida non è lungo il trasferimento per Mallare è detto il paese del legno e lo è in tutti i sensi.
Il suo territorio è fitto di boschi, soprattutto di faggi e di castagni. Non è un caso che l'emblema dello stemma comunale sia un albero.
Il legno è da sempre lavorato dall'uomo: ieri artigianalmente, oggi industrialmente. Ma anche oggi vi sono artigiani che costruiscono ceste recipienti, ecc. e artisti che dal legno fanno nascere sculture.
Mallare è ricco di vestigia del passato. La più ammirata è il Santuario dell'eremita; composto da tre parti: la più antica, attuale ingresso, era un tempietto pagano del I secolo D.C.; nel XVII secolo venne costruito un avancorpo rettangolare e nel 1697 il campanile; nel 1876 fu costruita la grande rotonda di forme neoclassiche con cupola sostenuta da otto colonne corinzie.
Da qui, passeggiando verso San Giacomo, si arriva nella bellissima faggeta di Benevento dove si può vedere un faggio secolare di circa 8 metri di circonferenza.
Da vedere sono anche la seicentesca parrocchiale di San Nicolò, con soffitto a cassettoni tardo rinascimentali e la vicina confraternita (1400) ad una sola navata con volta a vele, in cui c'è un pregevole coro ligneo e in cui ogni anno, all'inizio di settembre, si tiene la Rassegna di Pubblicazioni valbormidesi che è abbinata alla sagra del Tourcet e dei Fazzini e al mercatino dell'antiquariato.
Pregevole anche la Casa del Conte (1400) che fu abitazione dei marchesi Del Carretto. In località Fornelli sorge l'Abbazia di Maria Vergine e San Lazzaro (1179) che comprende una piccola chiesa rimaneggiata nel XIII-XIV secolo.