immagine di Ricco del Golfo

Abitanti: n. 3388
Altitudine s.l.m.: 148 m
Superficie: 36 kmq
Indirizzo Palazzo Comunale: Via Aurelia - 19020 Riccò del Golfo - La Spezia
tel. 0187/925106 - fax 0187/926114
e-mail: utricco@libero.it
Monti principali: Monte Baudara, Due Gemelli, Croce
Torrenti: Riccò e Graveglia
Frazioni: Ponzò, Camedone, Bovecchio, Falabiana, Piandibarca, Valdipino, Casella, Debbio, Quaratica, Carpena, Codeglia, Porcale, Castè, Graveglia, Polverara


CENNI STORICI

Riccò del Golfo è oggi al centro di un esteso territorio con numerose frazioni, ma anticamente era solo una piccola dipendenza del castello di Ponzò con funzione di stazione di sosta tra l'entroterra genovese e la Toscana, nella quale si fermavano viandanti, pellegrini e soldati.

La storia di Riccò del Golfo si riassume nella vicenda dei due castelli di Ponzò e di Carpena; questi nidi feudali erano situati sui rilievi tra il Golfo della Spezia e le Cinque Terre e si trovarono in posizione favorevole per la navigazione e la guerra da corsa. Nel 1209 i Signori di Ponzò risultavano iscritti nel libro dei feudatari genovesi, ma venendo meno agli accordi contratti con Genova consegnarono nel 1245 il castello a Oberto Pelavicino, vicario di Federico II in lotta con i genovesi. Questi ultimi riuscirono a riacquistarne il possesso, poi il castello fu acquistato dai Fieschi, riconquistato da Oberto Doria e venduto dal Conte Nicolò Fieschi alla Repubblica.

Come altri paesi della Val di Vara fu sempre in lotta con i genovesi per essere liberato dagli obblighi imposti in quanto le immunità e franchigie venivano concesse in maniera diseguali. Ponzò fu aggregato alla podesteria di Corvara, poi a quella di Carpena e successivamente a quella della Spezia.

IL CASTELLO DI CARPENA
Più drammatica la storia del castello di Carpena che divenne capoluogo nel 1273 di una vasta podesteria comprendente vari castelli del Golfo, della Val di Vara, delle Cinque Terre. Con la costituzione nel 1343 della podesteria di La Spezia iniziò un periodo di rivalità fra le due istituzioni poi unificate con capoluogo La Spezia che terminò tragicamente nel 1411 con la distruzione del Castello da parte dei genovesi coadiuvati dagli spezzini.
Nel borgo di Carpena, così importante storicamente, rimangono resti di fortificazioni, tracce delle mura e della base della torre. Sulla collina sorge la Chiesa di S. Nicolò che si dice sia stata costruita sulla cappella del castello.


STEMMA
Carpena aveva uno stemma che ricordava la convenzione con Genova. Nella parte sinistra era rappresentato un castello su un fondo azzurro con tre torri, ognuna delle quali aveva una stella sulla punta, quella centrale era d'oro, le laterali d'argento. Alla porta aperta del castello arrivava una via tortuosa: questa parte apparteneva allo stemma dei Viano in Lunigiana. Sulla parte destra, che apparteneva alla famiglia dei Della Turca di Genova si trovava una striscia a scacchiera su fondo rosso. In alto una croce rossa veniva dal gonfalone della Repubblica di Genova alla quale Carpena doveva obbedienza. Intorno allo stemma vi erano due scritte: "LIBERTAS IN EOSDEM, DOMINI POPULUSQUE CARPENE CONVENTI". Quando il Comune di Riccò dovette avere uno stemma su consiglio di Ubaldo Mazzini adottò la parte sinistra dello stemma di Carpena.

IL CAPOLUOGO
Il vecchio paese era disposto ai lati della strada (Via Aurelia e poi strada della Repubblica di Genova da Sarzana a Sestri Levante); oggi si è sviluppato lungo l'Aurelia modificata in periodo Napoleonico.
Negli ultimi anni il paese ha cambiato fisionomia con nuove costruzioni ed il centro storico è diventato meno visibile, ma caratteristico per pregevoli elementi architettonici quali portali sei settecenteschi in arenaria e delicate decorazioni in pietra, testimonianza di una scuola di lapicidi molto abili che operarono in tutta la valle. Molto antico all'interno del paese era l'Ospizio di S. Cristoforo, dove è oggi la cappella di Ns. Signora della Neve.

Questo ospizio era nominato insieme a quello di S. Antonio nella Valle de Pin (Valdipino) nella caratata del 1612 (operazione di stima sui beni stabili compresi nella giurisdizione della Spezia) ed i beni di entrambi risultavano non soggetti ad estimo; la denominazione dell'"Ospedale di Riccolo" dipendeva dalla intitolazione della Parrocchia di Ponzò allo stesso Santo. L' Hospitium Pauperum (si conserva ancora l'iscrizione) dava ospitalità ai pellegrini ed era costituito da tre camere: una per gli uomini, una per le donne e una per i religiosi e da una cappella. La gestione di questo ospizio (locali e chiesa) fu affidata alle parrocchie di Ponzò e Riccò fino al periodo napoleonico nel quale Carpena, Ponzò, Valdipino e S. Benedetto, che erano località distinte, vennero unificate nell'unica municipalità di Riccò, mentre gli Enti religiosi quindi anche l'hospitium vennero soppressi. A Riccò si trovano l'Oratorio della Madonna della Neve e la parrocchiale dedicata all'invenzione della S. Croce.

Il primo fu ricavato nel secolo scorso dalla trasformazione dell'Ospizio di S. Cristoforo, proprio nel luogo in cui partiva la mulattiera per Ponzò lungo l'antica via Aurelia, la parrocchiale di S. Croce risale al secolo XV e nel 1639 furono sopraelevate le volte dandole le forme caratteristiche di oggi. All'interno custodisce un grande bassorilievo settecentesco di Scuola Genovese con le Anime Purganti. A poca distanza dal paese in un bel bosco di pini è situato il santuario di Ns. Signora dell'Agostina, costruito intorno al 1520 da Agostina Masaschi, donna di Valdipino.

Nel 1600 il prete Giovanni Masaschi, nipote di Agostina e unico erede, cedette il diritto di patronato alla confraternita di S. Michele in Valdipino che ingrandì la chiesa fino alla struttura attuale e che risale alla metà del secolo XVIII. Sulle origini è poi fiorita la leggenda di un evento miracoloso accaduto nel 1500: il ritrovamento di un quadro rappresentante la Madonna con il Bambino da parte di Agostina Masaschi. Il quadro scompare e viene poi trovato; nel luogo in cui era stato rinvenuto si decide di costruirvi un Santuario.

VALDIPINO E CASELLA
A Valdipino e Casella erano attive cave di arenaria come ricorda il Casalis nel suo dizionario storico geografico "Nel torrente ivi denominato Depino, trovasi arenaria in massi rotolati, poco voluminosi, la quale è composta di granelli quarzosi e di squamette di mica argentina, sparsa di tenui frammenti nericci di fillade, il suo colore è bigio verdiccio e non effervescente con gli acidi; sfavilla facilmente sotto l'acciarino..." .
Gli abitanti di queste frazioni nel passato vivevano lavorando la terra e tessendo al telaio, vi erano 14 mulini ad acqua ai quali venivano da località lontane ed anche quattro frantoi.

L'ammirazione per gli scalpellini è ancora viva perché, come abbiamo già evidenziato, ci sono i resti nel paese e nelle frazioni di molti manufatti in arenaria: scalini, volte, colonne e nel paese di Casella troviamo delle "Madonnette", piccole statue antropomorfe di delicatissima fattura. Proprio per rendere vivo il ricordo di questi artigiani si sta realizzando con la collaborazione di due scalpellini anziani Dino Figoli e Amerigo Fontona e di uno scultore del luogo Alberto Zattera, una scultura in onore degli scalpellini che verrà collocata proprio nella località di Casella dove per anni le cave di arenaria hanno fornito lavoro a questi artigiani.

A Valdipino la Parrocchiale quattrocentesca è stata ristrutturata con volte a botte nel 1760 ha un affresco rappresentante la Madonna con Bambino forse del 1500. Sul monte S. Gottardo a 450 m. sul mare, sopra l'abitato di Casella, si trova un altro Santuario che ha lo stesso nome del monte. La costruzione fu iniziata intorno agli anni 1640 -1650, come testimonia l'archivio parrocchiale. Nel centro di Casella c'è una piccola cappella, risalente al XV secolo, dedicata alla Madonna, a S. Gottardo e a S. Cipriano. Fu in questa cappella che i fedeli decisero di costruire la chiesa sul monte. Nel 1797 il quadro che si venerava lassù nel Santuario fu portato in Francia durante la prima campagna napoleonica. Proprio un anno prima questo quadro era stato arricchito dai fedeli di Casella con una cornice di argento che costava 800 lire genovesi. Nel 1898 la chiesa fu ingrandita nelle dimensioni attuali, fu eretto il campanile e dotato di due campane

SAN BENEDETTO
E' la frazione più grande e si snoda lungo l'Aurelia. La Parrocchia di S. Benedetto è stata separata dall'antica Pieve di Marinasco con Bolla Vescovile del 1569. E' ricordata fra le dipendenze della Pieve nel 1470. La Chiesa nella sua forma attuale è della fine del secolo XVIII.

QUARATICA
Intatto è rimasto il patrimonio naturalistico del territorio comunale, molte frazioni hanno conservato l'aspetto originario e sono esempi di architettura rustica immersi in una cornice verde, il grigio predominante dell'arenaria fa sì che le costruzioni di pietra si inseriscano armoniosamente nella natura circostante. Dalla pezzatura della pietra si può risalire al periodo di costruzione: fino al medioevo e primo quattrocento gli elementi sono irregolari, di varia grandezza, sovrapposti senza legame, con interstizi colmati da scagliame minuto; nel primo rinascimento le pietre sono a conci irregolari con legante cementizio; nel settecento/ottocento, in edifici di particolare importanza vengono usati conci regolari, ben squadrati, di dimensioni anche notevolissime con o senza legante.

Particolarmente caratteristica da questo punto di vista è Quaratica che era collegata con una serie intricata di viottoli a Valdipino, Carpena, Porcale, Castè, S. Benedetto, Casella, Codeglia, Riccò. L'architettura del borgo che è ben conservata, è costituita da archi e da vicoli bassi e stretti che sembrano chiudersi ed invece si insinuano fra le case che hanno tre piani di una stanza sola, con la cucina al secondo piano ed una scaletta esterna dal primo al secondo, la scala interna che collegava il secondo ed il terzo piano era in legno. Sopra ad una struttura ad archi vi è l'aia pensile (piazoeto), sotto al portico c'è la cantina o la stalla o il magazzino, utilizzato anche per la conservazione di cibi per l'aria sempre fresca.

La terrazza soprastante serve per asciugare panni , essiccare funghi ed ha un pergolato creato dall'altana. Sono di grande interesse gli architravi lignei in castagno. Il castagno era impiegato di frequente nelle costruzioni, si dava la preferenza alla qualità selvatica, a fustaia o a ceduo. A Quaratica troviamo una chiesetta diventata parrocchiale nel 1927, decorata dal pittore spezzini Navarrino.

POLVERARA
In una posizione particolarmente felice si trova il paese di Polverara: è situato ad oriente dell'Aurelia che da La Spezia va a Borghetto e negli ultimi anni ha avuto uno sviluppo edilizio. L'origine della località è molto antica nel XII secolo, come altri centri, passò dagli estensi ai Malaspina, poi nel 1223 entrò a far parte della "Compagna" insieme a Beverino, nel 1253 divenne feudo del conte Nicolò Fieschi. Nel 1272 quando ci fu la guerra fra Carlo D'Angiò e il Comune di Genova il territorio, il borgo ed il castello furono occupati dall'esercito regio. Polverara prese le parti del Re e del Conte, per cui fu occupata dai soldati di Oberto Doria e fu emanato un ordine di distruzione del castello. Quest'ordine non fu mai eseguito perché il castello fu poi venduto alla Repubblica dal Conte. Nel 1299 Polverara passò ad Azzo VIII d'Este, duca di Modena. Attualmente vi è una frazione che si chiama Torre nel luogo in cui vi era il castello. La parrocchia di Polverara è ricordata già nel 1297 come filiale della Pieve di S. Prospero di Vezzano, la Chiesa attuale è del XVII secolo.

PONZO'
Il borgo di Ponzò è costruito sulla roccia alla sommità di una collina; la sua posizione geografica influenza il nome che deriva da "podium" poggio, collina. Il piccolo nucleo ha le caratteristiche dei borghi fortificati della Val di Vara; le abitazioni costituiscono un muro di difesa per la parte centrale che comprendeva anche un castello di cui rimangono i resti del torrione, poco distante dal quale si trova la cappella castrense di S. Bartolomeo con origine protoromanica che in tempi successivi fu utilizzata come corte di giustizia. Le costruzioni di Ponzò erano dominate da un colore violaceo dovuto ad una particolare sabbia, anche oggi si nota questa colorazione.

Fuori dal borgo si trova la chiesa parrocchiale dedicata a S. Cristoforo che risale almeno all'inizio del 1200: nel 1297 è nominata come Cappella di Podencolo ed aveva già una certa autonomia dalla Pieve di Pignone. Tutte le chiese dipendenti dalle Pievi si chiamavano cappelle, indipendentemente dalle loro dimensioni. Nel 1589 (?) fu allungata di circa 4 metri e sopraelevata. Questa chiesa conserva la struttura romanica ed al suo interno si trova la statua di San Cristoforo che si dice sia stata scolpita in un unico tronco di castagno ed una pregevole ancona del XV secolo rappresentante: L'Annunciazione, L'Ultima Cena e tre figure di Santi: S. Giovanni Battista, patrono della Repubblica di Genova, S. Cristoforo, Patrono di Ponzò e S. Giacomo Apostolo (in riferimento alla Via Francigena verso Santiago di Compostela). Il complesso comprende un santuario, l'Oratorio di S. Croce sede della omonima confraternita ed ha un ingresso formato da un arco in arenaria.

ESCURSIONI ED ORIENTEERING
Molto interessante è il patrimonio naturalistico del territorio comunale che è attraversato da alcuni sentieri del CAI. I percorsi di questi sentieri sono molto antichi e costituivano punti di incontro per scambiare i prodotti dell'entroterra con quelli della costa. Oggi permettono di passeggiare fra panorami suggestivi, boschi di castagni, macchia mediterranea e vigneti. Il sentiero n. 7 è il più bello fra i sentieri trasversali, parte da Casella e raggiunge il torrente Riccò che forma laghetti e piccole cascate, poi passa nella valle delle Chiose dove si incontrano fauna e flora caratteristiche di ambienti umidi: felci, rovi, rane e rospi, poi la vegetazione cambia per l'avvicinarsi al versante costiero dopo aver superato la sella della Cigoletta. Anche il sentiero n.01 offre scorci suggestivi, dalla Foce si raggiunge Castè, poi Carpena ed il valico La Croce dal quale si può ammirare un vasto panorama sul mare. Percorrendo questo itinerario si possono ammirare due Menhir: quello di Tramonti e quello di Monte Capri.

Recentemente è stato inaugurato dalla Sezione del CAI di La Spezia la via dell'uva e dei mulini che da Codeglia scavalca la costa Galera e raggiunge Riomaggiore. Nell'itinerario si passa per i mulini di Codeglia dislocati lungo il torrente e si raggiunge il centro delle Cinque Terre con un dislivello di cinquecento metri.
Proprio per la ricchezza del patrimonio boschivo e grazie alla passione del Prof. Vittorio Montanari, coadiuvato dal Prof. Roberto Brondi si è sviluppato lo sport dell'orientamento. Questa attività sportiva permette di essere a contatto della natura approfondendo le basi dell'orientamento quali la lettura di carte e l'uso della bussola.

Vengono organizzate gare in loco e fuori, i ragazzi partecipano con molto entusiasmo e conseguono ottimi risultati anche a carattere nazionale, infatti la squadra maschile nei giochi della gioventù A.S. 1997-1998 si è classificata al primo posto.
Anche per la passione per l'orientamento comune a molti paesi nordici, oltre che per motivi di scambi culturali ed economici è stato realizzato dall'Amministrazione Comunale un gemellaggio con un paese della Norvegia, Fet, poco distante da Oslo. Questa iniziativa ha dato la possibilità di entrare in contatto con una realtà diversa, ricca di tradizioni, particolarmente dotata di zone turisticamente attraenti e con la quale sono avvenuti alcuni incontri che si spera di intensificare nei prossimi anni, estendendoli alle scuole, ai giovani ed a quanti vorranno partecipare.

ISTITUZIONI CULTURALI, PER IL TEMPO LIBERO E DI VOLONTARIATO
La Scuola Media Sironi presso la quale viene attuato il progetto, da molti anni svolge una preziosa attività educativa con corsi di tempo prolungato che permettono ai ragazzi di alternare l'attività scolastica con la possibilità di svolgere interessanti laboratori dal computer allo sport, dall'Orientamento al teatro, dal cinema alla pittura ed attività espressiva, in un ambiente stimolante e rilassato.

La Biblioteca Civica nella sede vicino al Parco Comunale, è dotata di circa quattromila libri, riviste di attualità, giochi didattici, videocassette, enciclopedie e testi in CD-ROM, connessione ad Internet per ricerche.
E' possibile la lettura in sede, attività di ricerca e consultazione. La Biblioteca fa parte del Sistema Bibliotecario Provinciale, collabora con le scuole e con la Comunità Montana Media e Bassa Val di Vara, promuove progetti ed organizza laboratori e corsi rivolti alle varie fasce di utenti. In biblioteca è possibile anche consultare La Gazzetta Ufficiale Concorsi ed Esami, Liguria Lavoro On Line, ed essere informati sui posti disponibili al collocamento di La Spezia. L'iscrizione alla Biblioteca è gratuita.

La Croce Rossa di Riccò del Golfo costituisce una presenza molto importante su un territorio vasto e formato da frazioni decentrate, non sempre facilmente raggiungibili. La Croce Rossa dispone di quattro autoambulanze di cui due centri mobili di rianimazione, tre autovetture ed una campagnola e i volontari svolgono molti servizi dal pronto intervento, all'accompagnamento in ospedali sia locali che nazionali.
In questi anni l'Associazione è cresciuta, sono stati effettuati anche corsi di primo soccorso ed in caso di calamità la Croce Rossa locale è sempre intervenuta per portare aiuti. Per riuscire in questi delicati compiti sarebbe necessario un maggiore numero di volontari.